Taranto, dalla Magna Grecia alla “magna morte”

11/09/2018

«Colui che non decide non può definirsi “politico”; di contro, solo chi decide con giustizia assurge al ruolo di “grande politico” perché è proprio la giustizia, che si respira in ogni articolo della nostra Carta costituzionale, a rendere gli uomini uguali.

Non devono, dunque, far paura le conseguenze dell’agire con giustizia nel rispetto della Costituzione italiana».

Inizia così l’ultimo documento inviato dai “Genitori Tarantini” al Ministro della Salute, on. Giulia Grillo, sulla storica emergenza sanitaria che assilla la città di Taranto e tutti i paesi limitrofi. Sono questi i sacrosanti diritti di cui sono stati defraudati i Tarantini tutti, lesi dalla visione cieca e opportunista delle leggi del profitto e dagli interessi personali di pochi- e poco legali, in verità!- visto l’interesse sortito anche dalla magistratura.

La logica delle “cattedrali nel deserto” che voleva convertire un territorio agricolo e una bellissima città di pescatori in un grigio (anzi rossastro) polo industriale ha avuto come esito esiziale quello di trasformare l’area in un “cimitero di vivi” per tutti gli esseri viventi. L’impatto degli inquinanti industriali ha avuto come prima vittima l’ambiente lo spazio fisico, le condizioni biologiche in cui un organismo vive (cit. Garzanti Linguistica sito web). Come associazione consumatori di ispirazione cattolica non possiamo esimerci dal soffermarci in primis sull’ambiente e sulla sua salvaguardia: a far ciò ci incoraggia anche Papa Francesco nell’enciclica “Laudato Sii” a cui ci ispiriamo! L’ambiente “svenduto” (dalla denominazione di una indagine condotta dai magistrati locali) deteriora la qualità della vita umana ed incide negativamente sulla società in cui viviamo anche con ripercussioni profondamente etiche.

Oltre approfondirò il discorso sulla componente “umana” ma ora mi preme sottolineare quanto sia indispensabile ed urgente ricostruire l’armonia del Creato! Fin dai tempi biblici si invita l’uomo a riflettere su quanto sia improcrastinabile la relazione di reciprocità tra umanità e natura quando si parla di coltivare e custodire il giardino del mondo (cit. enc. Laudato Sii). Insomma, il lettore comprenda che – per Taranto in primis in quanto mia città natale ma anche per tutto il resto dell’universo – se l’ambiente non è favorevole alla Vita (nel senso più ampio del termine) non può esserci Vita.

A Taranto la storia, la cultura e l’ambiente erano fusi simbioticamente fino al 9 luglio 1960.

Città e mare erano un tutt’uno, l’altro dentro l’una: per questo era chiamata la regina dei due mari. L’ambiente antropico era in equilibrio perfetto con quello naturale, tutto a ridosso delle abitazioni. L’Italia del dopoguerra però cercava a “tutti i costi” la potenza industriale senza alcuna remora. La cultura positivistica sostanziava ancora la mentalità dell’epoca con l’idea che l’umana e misera arroganza potesse governare tutto – anche la natura – dando l’assoluta priorità agli interessi contingenti, trascurando (forse involontariamente) le prospettive di lungo termine. Dal 21 ottobre 1964, momento in cui entra in funzione il primo altoforno, gli aromatici (ovvero i colorati e “salutari” fumi prodotti dall’imponente impianto) iniziano a spargersi nel territorio e ad essere assorbiti dagli esseri viventi. Posso affermare per esperienza diretta che si sentivano anche a Manduria, a circa 36 km di distanza.

Chi ha pagato questo atto di tracotanza? In primis l’ambiente. Decine di migliaia di alberi sono stati estirpati per far posto al più grande stabilimento siderurgico italiano, l’Italsider, insieme a pascoli e vigneti millenari e rigogliosi. Vi starete chiedendo perché faccio questa premessa? Perché come voi non mangio acciaio, carbone, polveri minerali e petrolio!

I vegetali attraverso la fotosintesi e l’apparato radicale trovano sostentamento dal terreno, dall’aria e dall’acqua. Attraverso la catena alimentare gli animali da pascolo mangiano i vegetali, respirano e bevono anche gli inquinanti che hanno contaminato il terreno, l’aria e l’acqua, passano in tutti gli esseri viventi sia sulla terra che nell’aria che nel mare. Apparteniamo al regno “animale” anche noi, vero? Meglio specificare che, in questo caso, ritengo che noi siamo da identificare come l’accezione peggiore. Si, volontariamente voglio farvi riflettere sull’ambiente -a cui noi non siamo estranei- riferendomi all’enciclica “Laudato Sii” di Papa Francesco, all’ecologia affinché abbia un posto specifico fra i valori che l’essere umano dovrebbe rispettare in questo mondo e nella relazione di causalità con la realtà che lo circonda: Madre Natura non è mera cornice della nostra vita ma tutto vi è connesso, sia nel bene che nel male.

Con l’avvio dell’altoforno i fumi entrano nell’organismo e con essi le cosiddette polveri sottili.

Ma chi se ne frega! L’industria offre lavoro e reddito, la ricchezza inizia a diffondersi a Taranto e in tutta la provincia. Con il reddito si formano e si allargano le opportunità economiche in tutti i settori. Siamo nel cosiddetto boom economico. Nasce anche un indotto. Le ragioni della scelta di Taranto come sito industriale erano state dettate dalla profonda crisi occupazionale del tempo e da allora la lotta tra occupazione e salute è iniziata e continua fino ad oggi. Ogni fronte espone fin da allora le sue ragioni e la lotta continua imperterrita, senza speranza di soluzione, perché senza lavoro non si può vivere e senza salute non si può lavorare. Al tempo, però, nessuno si preoccupava dell’ambiente e tanto meno nessuno si scandalizzava né forse rifletteva sulle ricadute negative a riguardo della salute. L’Italsider è divenuta Ilva ma la sostanza non è cambiata

Il 10 aprile 1965, in pompa magna, il Presidente della Repubblica Saragat dichiara: “Io sono qui per solennizzare l’entrata in funzione di un grande stabilimento industriale. E anche in questa occasione voglio recare agli italiani del Mezzogiorno l’assicurazione che lo Stato ha preso effettivamente e seriamente coscienza della realtà meridionale e si adopera per mutarla”. Inaugura quella che sarà poi definita la “fabbrica della morte”.

Torniamo agli animali da pascolo e all’inquinamento. Un avvenimento dà contezza della pericolosità dei livelli di inquinamento ormai raggiunti e sorpassati. La diossina prodotta dagli impianti siderurgici nel 2008 contaminò 1600 pecore che si erano alimentate dai pascoli a ridosso dell’impianto. Tutte furono abbattute perché la sostanza letale oltre che nelle carni si era propagata anche nel latte. Ponete attenzione su questo concetto, lo riprenderò a breve.

Ma… l’Ilva è la sola responsabile? Mah, nell’area ci sono altre realtà industriali, ma a noi ora questo interessa poco perché stiamo analizzando i danni all’agricoltura e soprattutto alla pastorizia. Ci interessa poco chi o che cosa le ha uccise, basta sottolineare solo il fatto che sono state sacrificate per interessi economici.

Non solo le pecore, no, anche le nostre famose cozze hanno subito una indecorosa condanna. Taranto è famosa e rinomata per la sua miticoltura ma, secondo voi, gli scarichi industriali dove finiscono? Ovviamente a mare e nelle falde. L’ASL accerta la presenza di diossina ed altri inquinanti nei fondali marini e di conseguenza tante cozze non possono essere destinate all’alimentazione umana. Anche in questo caso la magistratura apre inchieste ed indaga.

Per non dilungarmi molto (tutti i dossier su Taranto sono estremamente lunghi!) torniamo al latte. Lo sapete che anche gli esseri umani producono latte? Ovviamente si. E sapete anche chi si alimenta di quel latte.

Siamo mammiferi, quanto vale per le pecore vale anche per le mamme umane. Perdonate il confronto casuale, mi riferisco solo alla natura che ci accomuna nella produzione di questo alimento per la similarità dei meccanismi biologici. Tutto quanto sopra serve a spiegare che il tutto si scarica sui bambini che poveri loro si trovano ad alimentarsi di contaminanti, a respirare contaminanti e bere contaminanti.

Le statistiche epidemiologiche sulla situazione tarantina parlano da sole. Non solo i dati pubblicati dall’ASL sono preoccupanti: basta visitare gli ospedali, gli studi medici o parlare con qualche famiglia. Tutti hanno qualcuno che è ammalato o è morto per colpa diretta o indiretta degli inquinanti.

È vero, non esiste solo l’impianto siderurgico a Taranto … ma provate a visitare i quartieri che gli sono a ridosso. La prima cosa che si nota sono le polveri minerali per terra, sui muri, sul bucato steso e mi fermo qui. Provate a vivere a Taranto in una giornata ventosa. Viene da ridere (per non dire da piangere) leggere i limiti di legge sulle polveri sottili che, in altre città, fanno scattare tutta una serie di limitazioni al traffico ecc. Qui i limiti sono superati ben oltre il 98%… Citiamo solo un dato: a Taranto, l’Istituto Superiore della Sanità ha evidenziato un eccesso di tumori sia per gli uomini che per le donne ma soprattutto per quanto riguarda i bambini – oltre a disturbi clinici e preclinici del neurosviluppo – superiori al 54% rispetto al dato regionale di riferimento. Un caso?

Mi ricollego a quanto dicono i “Genitori Tarantini” al ministro Grillo che, parla di “una popolazione condannata a subire l’insopportabile braccio di ferro tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro”a Taranto non esiste un braccio di ferro tra i due diritti ma una contrapposizione tra lavoro offerto e il diritto ad un lavoro dignitoso, fatto in salute, in sicurezza e in un ambiente salubre, come garantito dalla Costituzione italiana. Per questo, forti del dettato dell’art. 41 della Costituzione, ogni attività economica privata che deliberatamente o casualmente non si attiene al dettato costituzionale deve essere subito fermata, fino al termine di eventuali lavori atti a farla rientrare nella legge. Come associazione di consumatori, il GOT Manduria di Lega Consumatori è vicino a tutti i Genitori Tarantini ed insieme a loro grida ad alta voce “fiat iustitia, ruat caelum”.

Il sommo Archita di Taranto nel IV secolo a.C. diceva che “dei bambini è il tempo del gioco e questo deve essere da loro preso come un lavoro serio”. Più spesso di quanto sia sopportabile, nella nostra provincia, i bambini lasciano giochi ancora incartati per volare via, lasciano “orfani” i propri genitori.

Strano il destino della nostra amata città. Già nella sua fondazione l’oracolo di Delfi indicò ai Parthenii che il luogo dove l’ avrebbero fondata sarebbe stato caro “ai più” ovvero ci sarebbe stata una condivisione dello spazio urbano tra i vivi (la polis) ed i morti (la necropoli). La realtà sia attuale che archeologica non hanno smentito quella mitologica. L’ambiente antropico è sovrastato e schiacciato dallo spazio industriale innalzato sull’altare del profitto a tutti i costi e delle morti bianche di innocenti.

Per concludere cito un passo di Danilo Dolci che nel “Poema umano” scrive: “C’è … chi educa senza nascondere l’assurdo che è nel mondo, aperto a ogni sviluppo, cercando di essere franco all’altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono. Ciascuno cresce solo se sognato.”

A Taranto lo sconforto del degrado ambientale viene vissuto quotidianamente. La speranza però è che “colore e luce di questa città… il ministero non la può fermà” (Past Forward. Episodio 9 2050: Taras, i ricordi salvati da un fiore in: https://youtu.be/LkOSIPZvNKY).

Ringrazio per la collaborazione e riaffermo la mia vicinanza ai Genitori Tarantini https://sites.google.com/view/genitoritarantini.

Ringrazio la dott.ssa Tiziana Albano di Taranto per la sua gentile collaborazione nella realizzazione di questo testo.

LEGA CONSUMATORI G.O.T. MANDURIA

Il Presidente GOT e Provinciale Taranto

(rag. Francesco Rainò)