I Contratti commerciali, le Garanzie, La Contraffazione

01/01/1970

Guida n° 5 - I Contratti commerciali, le Garanzie, La Contraffazione

Contratti stipulati fuori dai locali commerciali  
(D.Lgs. n.206/05 ast. 45 e seguenti)

 

Per contratti stipulati fuori dai locali commerciali si intende:

 

  1. vendite porta a porta
  2. visita del professionista al domicilio del consumatore, sul luogo di lavoro o di studio o di cura (ma solo per esigenze personali)
  3. per strada
  4. durante gite organizzate per scopi promozionali

 

L’oggetto del contratto è l’acquisto di beni e servizi.

 

Sono ESCLUSI dai contratti stipulati fuori dai locali commerciali

 

  1. Contratti di valore inferiore ai 26 euro
  2. Acquisto di beni immobili
  3. Valori mobiliari (azioni ecc…)
  4. Assicurazioni
  5. Fornitura di prodotti alimentari o bevande o di altri prodotti di uso domestico corrente consegnati a scadenze frequenti e regolari

 

Perché un contratto sia conforme alla legge deve essere inserita in maniera ben  evidente la clausola inerente il diritto di ripensamento (o recesso)

 

DIRITTO DI RECESSO”. L’acquirente può recedere dal presente acquisto comunicando per iscritto all’indirizzo del professionista a mezzo lettera RACCOMANDATA A.R. entro 10 giorni lavorativi dalla firma del presente contratto (oppure con telegramma, telex, posta elettronica o fax, da confermare entro le 48 ore successive). Qualora in possesso della merce, essa dovrà essere restituita entro 10 giorni a proprie spese all’indirizzo del professionista

 

La ditta, entro 30 gg. dal ricevimento del recesso dovrà restituire al consumatore tutte le somme ricevute, pena la denuncia alle Autorità amministrative.

Il venditore non può richiedere a titolo di pagamento cambiali che abbiano scadenza inferiore ai 15 gg. dalla stipula del contratto.

 

Il recesso entro 10 giorni deve avvenire dalla data della firma del contratto oppure dalla data della consegna della merce, se all’acquirente è stato mostrato un prodotto di tipo diverso da quello oggetto del contratto.

 

Qualora la ditta non abbia fornito al consumatore l’informazione sul diritto di recesso oppure l’informazione non fosse stata corretta i giorni entro cui poter effettuare il recesso diventano 60.

 

ATTENZIONE: il venditore, può richiedere al consumatore, che ha esercitato il diritto di recesso,  il pagamento delle spese accessorie purché queste siano indicate in contratto in maniera analitica.

Nel caso le spese accessorie risultino essere manifestamente eccessive, anche se descritte in maniera analitica, occorre contestarle con ulteriore lettera raccomandata.

 

I TERMINI PER “RIPENSARCI”

Salvo che per i contratti di somministrazione servizi quali l’energia elettrica, il gas, l’acqua, il telefono, dove contestualmente alla sottoscrizione, deve essere consegnata per legge (n. 142/92) copia del contratto stesso, per le altre tipologie il rilascio di una copia non è obbligatorio per cui spesso l’utente non viene messo a conoscenza del fatto che potrebbe “ripensarci”.

 

I termini per il recesso sono:

 

  • 5 giorni per i fondi di investimento chiusi.
  • 7 giorni per i valori come azioni, obbligazioni, titoli di stato, fondi di investimento aperti, ecc., venduti fuori dai locali commerciali o a distanza.
  • 7 giorni per tutti i contratti stipulati per via telematica mediante l’uso della forma digitale.
  • 10 giorni lavorativi per i contratti firmati fuori dai locali commerciali (per strada, in albergo, a casa, ecc.)
  • 10 giorni lavorativi per i contratti a distanza (per corrispondenza, televisivi, via internet, per telefono, ecc.)
  • 10 giorni lavorativi per i contratti di multiproprietà , anche se firmati nella sede dell’agenzia immobiliare.
  • 14 giorni per i contratti a distanza aventi per oggetto servizi di natura bancaria, finanziaria e assicurativa.
  • 15 giorni per recedere da un contratto bancario di deposito se la banca decide una diminuzione del tasso di interesse corrisposto al cliente.
  • 30 giorni per le polizze vita acquistate a distanza
  • 60 giorni per i contratti stipulati fuori dai locali commerciali, quando sul contratto non figura alcuna informazione sul diritto di recesso, oppure l’informazione è stata data in modo non corretto (es. con carattere più piccolo oppure poco chiaro).
  • 90 giorni per acquisti fatti a seguito di un’offerta telefonica, televendita o internet, se il fornitore non ha dato tutte le informazioni sul diritto di recesso e sul prodotto.

 

 

Lettera tipo n. 5.1

Recesso da contratto stipulato fuori dai locali commerciali  (da inviare entro 10 giorni lavorativi)

 

Lettera tipo n. 5.2

Recesso da contratto per mancanza di informazioni o per informazioni scorrette (entro 60 giorni)

 

Lettera tipo n. 5.3

Recesso da contratto stipulato per acquisti in Internet o in televendita (entro tre mesi)

 

Lettera tipo n. 5.4

Denuncia alla Polizia amministrativa e alla Guardia di Finanza per mancata restituzione o incasso di cambiali a fronte di un contratto a distanza.
Le cambiali non possono avere una scadenza inferiore a 15 giorni dalla firma del contratto.  Il fornitore deve restituire gli effetti entro 30 gg. dalla comunicazione di recesso.

 

Lettera tipo n. 5.5

Contestazione spese accessorie di recesso

 

Lettera tipo  n. 5.6

Contestazione del contratto estorto con l’inganno

 

Lettera tipo n. 5.7

Contestazione di un contratto concluso con un minorenne

 

Lettera tipo n. 5.8

Risoluzione del contratto per decorso termine di consegna
(da inviare qualora nel  contratto è stato indicato un termine preciso di consegna)

 

Lettera tipo n. 5.9

Messa in mora per ritardata consegna
(da inviare qualora nel  contratto non sia stato  indicato un termine preciso di consegna)

 

Formula n. 5.10

Lettera di denuncia vizi del prodotto

 

Lettera tipo n. 5.11

Lettera di denuncia difetto di conformità

 

Lettera tipo n. 5.12

Richiesta di risarcimento danni alla persona causati da prodotto difettoso
L’art. 116 del D.Lgs. n. 206/2005 individua quale soggetto responsabile in caso di danni alla persona, il produttore o, qualora questi non sia noto, il fornitore del prodotto. Il danno alle cose solo nella misura che ecceda la somma di euro 387,00 (art.123 D.Lgs. n. 206/2005).

 

Lettera tipo  n. 5.13

Richiesta di risarcimento danni causati dalla merce esposta nel supermercato

 

Lettera tipo  n. 5.14

Contestazione di posa in opera difettosa  (es. pavimenti, finestre, lavabi,ecc.)

 

Lettera tipo n. 5.15

Diffida ad adempiere  (qualora il contratto non sia stato eseguito entro i termini concordati)

 

Lettera tipo n. 5.16

Contestazione parcella di un libero professionista (es. dentista, geometra, architetto, ecc.)

 

Lettera tipo n. 5.17

Contestazione prezzi diversi da quelli pubblicizzati

 

Lettera tipo n. 5.18

Contestazione fattura artigiano non conforme al prezzo pattuito

 

Lettera tipo n. 5.19

Mancata consegna premio raccolta punti

 

 

 

LA CONTRAFFAZIONE

 

 

Con il termine contraffazione ci si riferisce a tutta una serie di fenomenologie riconducibili alla produzione e alla commercializzazione di merci che recano “illegalmente” un marchio identico ad un marchio registrato. Con il termine “contraffazione” si intende la falsificazione, il furto, la riproduzione, l’uso di marchi, modelli e brevetti senza il consenso del titolare del diritto di proprietà degli stessi con il ricavo dei relativi benefici economici. Il significato proprio del termine “CONTRAFFARE” è riconducibile all’attività di chi riproduce qualcosa in modo tale che possa essere scambiata per l’originale, con particolare riferimento a tutti quei comportamenti posti in essere in violazione di un diritto di proprietà intellettuale o industriale anche se come noto, le modalità con cui il fenomeno illecito si manifesta sono molto diverse. Dunque per “merci contraffatte” si intendono le merci, compreso il loro imballaggio, su cui sia stato apposto “senza autorizzazione” un marchio di fabbrica o di commercio identico a quello validamente registrato per gli stessi tipi di merce, o che non possa essere distinto nei suoi aspetti essenziali da tale marchio di fabbrica o di commercio e che pertanto violi i diritti del titolare del marchio in questione. I disastri prodotti dalla contraffazione sono l’esatto opposto dei benefici prodotti dalla sana concorrenza, in cui i produttori competono l’uno contro l’altro per il favore del consumatore sulla base della qualità e del prezzo. Lo scopo del contraffattore invece è quello di realizzare guadagni attraverso l’inganno, assumendo fraudolentemente l’identità di un produttore famoso ed affidabile, in modo da evitare gli investimenti necessari per creare prodotti autenticamente di buona qualità. Il fenomeno della contraffazione in Italia costituisce un vero e proprio sistema commerciale ed industriale che si sviluppa attraverso tutta una serie di canali di vendita e di distribuzione, nonché, di sofisticati centri di produzione e di assemblaggio. Si tratta di una effettiva e concreta economia parallela che fattura svariati miliardi di euro e che sottrae altrettanti all’erario facendo posti di lavoro. In Europa tra i paesi leader vi è l’Italia sia per quanto attiene alla produzione, sia per quanto riguarda la commercializzazione di merci falsificate, con un altissimo costo che incide sulla realtà economica e sociale, penalizzando il made in Italy, la ricerca , la produzione industriale ed intellettuale, nonché la concorrenza e il mercato del lavoro, producendo, di conseguenza, mancate entrate in termini di evasione ed elusione fiscale. Parliamo di un danno economico a carico delle imprese derivante in primo luogo dalle mancate vendite e dalla conseguente riduzione del fatturato; un pregiudizio all’Erario pubblico attraverso l’evasione dell’Iva e delle imposte sui redditi; un danno al mercato, consistente nell’alterazione del suo funzionamento attraverso l’esercizio di una concorrenza sleale basato sui minori costi di produzione; il riciclaggio degli ingenti profitti ricavati dalle attività illecite da parte delle organizzazioni criminali; lo sfruttamento di soggetti deboli, prevalentemente cittadini extracomunitari, assoldati attraverso un vero e proprio racket del lavoro nero. Due le novità nell’attività criminale della contraffazione: l’intreccio sempre più stretto tra organizzazioni mafiose nostrane, soprattutto camorra e ‘ndrangheta, e criminalità straniera (principalmente cinese) e la capacità di occultare l’organizzazione e riciclare i denari con un meccanismo di “scatole cinesi” attraverso società fittizie con sedi in Italia intestate a nomi di fantasia o a nullatenenti e all’estero in paesi off-shore. La contraffazione, provoca:

 

- un danno economico per le imprese connesso alle mancate vendite, alla riduzione del fatturato, alla perdita di posti di lavoro;

 

- un danno e un pericolo per il consumatore finale, connesso alla sicurezza intrinseca dei prodotti, specie in alcuni settori come quello farmaceutico (preparati contraffatti hanno cagionato la morte di pazienti), automobilistico (ricambi non originali hanno causato incidenti mortali) ed alimentare (con intossicazioni di varia natura).

 

- un inganno ai danni dei consumatori in quanto viene svilita la funzione tipica del marchio che è quella di garantire l’origine commerciale dei prodotti (c.d. funzione distintiva);

 

- un danno sociale connesso allo sfruttamento di soggetti deboli (disoccupati o prevalentemente cittadini extracomunitari) assoldati attraverso un vero e proprio racket del lavoro nero, con evasioni contributive e senza coperture assicurative ed alla conseguente perdita di posti di lavoro regolari;

 

- un danno all’Erario pubblico attraverso l’evasione dell’IVA e delle imposte sui redditi. La commercializzazione di prodotti contraffatti, infatti, avviene attraverso un circuito parallelo a quello convenzionale, in totale evasione delle imposte direte e indirette;

 

- un danno al mercato consistente nell’alterazione del suo funzionamento attraverso una concorrenza sleale basata sui minori costi di produzione. L’innovazione rappresenta uno dei principali vettori di crescita duratura per le imprese e di prosperità economica per l’intera collettività. Le imprese devono costantemente migliorare o rinnovare i propri prodotti se vogliono conservare o conquistare quote di mercato. La contraffazione causa agli operatori una perdita di fiducia nel mercato come spazio per lo sviluppo delle loro attività e per la tutela dei loro diritti. Questa situazione ha come conseguenza di scoraggiare i creatori e gli inventori, mettendo in pericolo l’innovazione e la creazione oltre la competitività delle imprese;

 

- il re-investimento degli ingenti profitti ricavati da questa attività illecita in altrettanto proficue attività delittuose (edilizia, droga, armi) da parte di organizzazioni malavitose. Infatti, solo una piccola parte dei guadagni rimane nelle tasche dell’ultimo anello della filiera, rappresentata prevalentemente da cittadini extracomunitari. La maggior parte degli introiti, invece, finisce nelle mani dei sodalizi criminali organizzatori del grande traffico di beni contraffatti.

 

Il miglioramento del contrasto alle forme di illecito connesse alla contraffazione di marchi o prodotti (come ad altre forme di aggressione al libero mercato) è una necessità motivata dal fatto che, nei contesti individuati, il controllo di tali traffici è saldamente in mano agli ambienti malavitosi che, spesso, sfruttando manodopera facilmente ricattabile, utilizzano questi mercati illegali per finanziare altri traffici illeciti mediante i quali la criminalità organizzata sottrae ricchezza alle regioni meridionali, tenendo conto anche delle particolari ripercussioni che tali attività determinano nell’espandersi del lavoro sommerso e nello sfruttamento di manodopera immigrata clandestinamente. La contraffazione si pone, così, come problema di grande rilevanza economica e sociale, che da un lato vede operare settori ampi e diversi della criminalità, dall’altro chiama in causa la responsabilità e il senso civico di ampi strati della popolazione che – acquistando merce contraffatta – pongono, di fatto, in essere comportamenti illeciti, talvolta in modo consapevole. Tali comportamenti seppur talvolta sostenuti da ragioni economiche (il basso costo della merce acquistata e la presunzione di fare buoni affari) non sempre tengono in debito conto la complessità e pericolosità dei fenomeni che sottendono la contraffazione.

 

Si parla di contraffazione in riferimento ai seguenti fenomeni: - aggiramento dei diritti di un brevetto (riproduzione o utilizzazione totale o parziale di un marchio, di un disegno, di un modello o di un diritto di autore senza l’autorizzazione del rispettivo titolare); - tentativo di replica di un prodotto, ma utilizzando qualità diversa;  - vendita in modo improprio di prodotti di qualità, per eludere le norme fiscali (è il caso di sovrapproduzioni illegittime approntate da licenziatari di produzione infedeli e da questi smerciate, con o senza il marchio originale, ma comunque in violazione del contratto di licenza); - produzione di beni che, senza violare direttamente marchi o modelli, ne imitano in maniera tendenziosa l’aspetto determinando confusione nel mercato; - spaccio di merce rubata.