Il miele, vi aiutiamo a riconoscere quello vero!

14/11/2017

-Denominazione di vendita: informazione che identifica il prodotto alimentare, quindi va indicato “Miele”.

La normativa contiene la precisa definizione delle varie tipologie di miele che possono essere riportate in etichetta e che variano:

      secondo l’origine:

           -miele di fiori o di nettare: ottenuto dal nettare di piante;

     -miele di melata: ottenuto principalmente dalle sostanze secrete da insetti succhiatori che si trovano sulle parti vive di piante o dalle secrezioni provenienti dalle parti vive di piante; -

           - “millefiori” (miele di più di una pianta)

         Da notare che sono state dichiarate inammissibili diciture quali “miele di montagna”, “miele di prato” e “miele di bosco”;

             secondo il metodo di produzione:

       -miele in favo: immagazzinato dalle api negli alveoli, successivamente opercolati, di favi da esse appena costruiti o costruiti a partire da sottili fogli cerei realizzati unicamente con cera d’api, non contenenti covata e venduto in favi anche interi;

            - miele con pezzi di favo o sezioni di favo nel miele:  miele che contiene uno o più pezzi di miele in favo;

          -miele scolato: ottenuto mediante scolatura dei favi disopercolati non contenenti covata;

-        - miele centrifugato: ottenuto mediante centrifugazione dei favi disopercolati non contenenti covata;

-       - miele torchiato: ottenuto mediante pressione dei favi non contenenti covata, senza riscaldamento o con riscaldamento moderato ad un massimo di 45°;

-        - miele filtrato: ottenuto eliminando sostanze organiche o inorganiche estranee in modo da avere come risultato un’eliminazione significativa dei pollini.

         Esiste altresì il miele per uso industriale, quel prodotto che è ritenuto adatto all’uso industriale come ingrediente in prodotti destinati ad una successiva lavorazione e che può avere un gusto o un odore anomali, può avere iniziato un processo di fermentazione o essere effervescente o ancora essere stato surriscaldato. Qualora si sia in presenza di miele per uso industriale accanto alla denominazione di vendita l’etichetta deve contenere la menzione “destinato solo alla preparazione di cibi cotti”.

        Ad esclusione del miele filtrato e del miele per uso industriale le denominazioni possono (indicazione facoltativa) essere completate da indicazioni che fanno riferimento: 1) all’origine floreale o vegetale, se il prodotto è interamente o principalmente ottenuto dalla piante indicata e ne possiede le caratteristiche organolettiche, fisico chimiche e microscopiche (es. miele di acacia); 2) all’origine regionale, territoriale o topografica, se il prodotto proviene interamente dalla zona indicata; 3) a criteri di qualità specifici previsti dalla normativa comunitaria.

         Tutte le denominazioni devono figurare in lingua italiana 

 

-Quantità netta: è la quantità di miele escluso il peso dovuto alla confezione (tara); va indicata in grammi o chilogrammi, nel seguente modo: “grammi” oppure “g”, “chilogrammi” oppure “kg”, senza punteggiatura;

-Paese di origine: la normativa stabilisce che “sull’etichetta devono essere indicati il Paese o i Paesi di origine in cui il miele è stato raccolto”. Resta comunque possibile che l’indicazione del paese sia poi accompagnata dalla Regione di provenienza, da una specifica zona territoriale o addirittura dal Comune, sempre a condizione che tutto il miele provenga dalla zona indicata. Nel caso delle miscele di più Paesi è consentito l’uso e, secondo i casi, delle diciture “Miscela di mieli originari della CE”, “Miscela di mieli non originari della CE”, “Miscela di mieli originari e non originari della CE”, senza citare i singoli Paesi. ·

·Lotto: è il prodotto ottenuto nelle stesse condizioni di produzione e va indicato con una L maiuscola e un codice a scelta composto da numeri e lettere

·Termine minimo di conservazione: è obbligatoria  l’indicazione del termine preferenziale di consumo, la c.d. scadenza. La data che viene apposta è quella fino alla quale il responsabile della commercializzazione del prodotto ritiene che esso conservi le sue proprietà specifiche; per il miele la legge non stabilisce quale sia questo termine, lasciandone la determinazione alla responsabilità di chi mette in commercio l’alimento. In via indicativa si può ritenere prudenziale un termine di 18 mesi dalla smelatura per i mieli a invecchiamento più rapido e per le zone più calde, mentre nelle altre situazioni si può arrivare sino ad un termine di conservazione di due anni e mezzo.  Per i prodotti che si conservano fino a 18 mesi si può indicare la data sia con giorno, mese e anno, sia solo con mese e anno. Per i prodotti conservabili per più di 18 mesi è consentita anche l’indicazione del solo anno. In tutti i casi in cui non è presente il giorno l’espressione corretta da apporre è “da consumarsi preferibilmente entro la fine di”. Le diciture relative alla scadenza devono trovarsi sulla confezione nello stesso campo visivo in cui compaiono la parola “miele” ed il peso netto.

·Produzione e confezionamento: nome o la ragione sociale o il marchio depositato, la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamentose il nome del produttore e la sede del confezionamento coincidono, è sufficiente indicare una sola volta il nome o la ragione sociale e l’indirizzo; se invece sono differenti vanno indicati entrambi.

Da notare che la denominazione di vendita e la quantità netta devono stare nello stesso campo visivo. Inoltre, considerando che il miele è una sostanza con una densità diversa dall’acqua, è importante informarsi sul peso esatto del vostro miele che non corrisponderà sicuramente alla capacità del barattolo che avete comprato (la capacità può essere espressa in cc o ml, che si equivalgono).

Altre indicazioni sono considerate facoltative, come l’origine botanica (es.: miele millefiori), l’origine geografica (es.: miele dei monti......), i criteri di qualità (es.: marchio della certificazione biologica)

 

Consigli: Provenienza

 

La prima regola da seguire per consumare un miele di buona qualità è quella di acquistare solo miele italiano. Occorre quindi leggere con attenzione l’etichetta. In particolare è utile considerare che Su alcuni mieli prodotti da favi provenienti dall’estero potete trovare scritto: “miscela di mieli provenienti da vari paesi europei e extraeuropei” (e varianti possibili della stessa formula). La grande distribuzione ma soprattutto le aziende dolciarie preferiscono avere un miele sempre identico a se stesso in modo da non alterare il gusto e le proprietà dei prodotti nei quali esso viene impiegato. Inoltre, com’è facilmente immaginabile, i mieli provenienti poi dall’estero (Cina o Brasile, ad esempio) sono meno costosi e quindi ancora più invitanti per la grande industria.

Il consiglio è dunque sempre quello di evitare miele che non sia 100% italiano.

 

Etichetta/Certificazioni

In Italia la legislazione in materia di miele è molto severa. Nel dettaglio, la legge impone che il 100% di ciò che finisce in vasetto debba essere prodotto dell’alveare e non sono ammessi residui di sostanze chimiche (come gli antibiotici o farmaci con cui vengono trattate le api ecc.).

E' inoltre possibile trovare la certificazione BIO, che è un’ulteriore conferma della qualità del prodotto.

Tuttavia, molto spesso l’assenza della certificazione è legata a ‘ragioni’ non direttamente legate alla qualità del prodotto come, non da ultimo, i costi significativi per ottenerla; Come poi per altri prodotti alimentari, esistono poi alcune diciture territoriali D.O.P. (denominazione di origine protetta) sotto le quali vengono raccolti vari produttori, come ad esempio la D.O.P. delle Dolomiti, la D.O.P della Lunigiana.

Colore

Il colore del miele varia anzitutto dalla tipologia dei pollini raccolti dalle api.  La colorazione dev’essere il più possibile omogenea e priva di stratificazioni o separazioni. Al riguardo è utile evidenziare che in alcuni casi il miele ha subito un processo di degradazione (le più comuni sono la fermentazione e la separazione di fasi) che ne preclude il consumo. Di per sé un miele fermentato non ha alcuna tossicità, semplicemente presenta un odore e un sapore molto aciduli, alquanto sgradevoli. Altro discorso sono le striature bianche presenti in alcuni mieli cristallizzati che sono del tutto naturali e che non inficiano minimamente la qualità del prodotto. Il colore varia da miele a miele, in relazione all’origine botanica del miele ed è pertanto un importante parametro per la definizione dei mieli uniflorali. Con l’invecchiamento il miele tende ad assumere tonalità maggiormente scure.

 

-A proposito di cristallizzazione:  è un processo assolutamente naturale ed è segno di ottima qualità del miele, che non comporta variazioni organolettiche del prodotto ma solo di aspetto. Esistono solo tre tipologie di miele in cui non si verifica la cristallizzazione, ovvero: l’acacia (o robina), il castagno e il miele di melata. Tutti gli altri mieli devono cristallizzare e lo fanno, in tempi diversi, a seconda della loro composizione: non è una caratteristica secondaria, anzi è un discrimine chiaro per stabilire empiricamente la qualità di un miele. Infatti, per evitarne la futura cristallizzazione, alcuni produttori sottopongono il miele a processi dipastorizzazione scaldandolo a 75° gradi. Così facendo, però, le proprietà benefiche del miele (tra cui enzimi e vitamine) vengono distrutte. Per sottolineare l’importanza della cristallizzazione come segno di qualità, alcuni produttori hanno aggiunto in etichetta la dicituranon riscaldato’, sebbene sia ormai una pratica consolidata tra tutti gli apicoltori di livello. Nel caso aveste bisogno di riportare il vostro miele allo stato liquido, scaldate il vasetto in acqua tiepida senza superare i 40° C in modo da non alterare le qualità del miele.

Prezzo

Non vi fate trarre in inganno dalle offerte speciali: il miele va pagato un prezzo adeguato che non può scendere, ad esempio per un millefiori, sotto i 10 euro al kg.

-Il contenuto d’acqua (umidità) è uno dei parametri più importanti per definire la qualità di un miele in quanto ne condiziona la conservabilità. Il valore ottimale di umidità si aggira attorno al 17%, anche se in commercio si possono trovare mieli che si discostano da questa percentuale di riferimento. La normativa impone come soglia non più del 20% di umidità. Gli zuccheri nel miele rappresentano più del 95% della sostanza secca.


Il miele, vi aiutiamo a riconoscere quello vero!

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