PALESTRE e CLUB SPORTIVI: PRATICHE SCORRETTE DOPO IL LOCKDOWN!

16/06/2020

Dopo la chiusura e la sospensione delle attività per il lockdown imposto dal Governo, gli utenti devono fare attenzione a possibili sgradite “sorprese” da parte di palestre e club sportivi, che potrebbero adottare delle condotte difformi da quanto previsto dal D.L. Rilancio, con riferimento agli abbonamenti ed alle mensilità già pagate dai propri clienti.

Più precisamente, l’art. 216, comma 4 del Decreto Rilancio prevede quanto segue: “a seguito della sospensione delle attività sportive (…), ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di abbonamento per l’accesso ai servizi offerti da palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1463 del codice civile. I soggetti acquirenti possono presentare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, istanza di rimborso del corrispettivo già versato per tali periodi di sospensione dell’attività sportiva, allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato. Il gestore dell’impianto sportivo, entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza di cui al periodo precedente, in alternativa al rimborso del corrispettivo, può rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell’attività sportiva”.

Ebbene, nella prassi è possibile che si verifichino comportamenti che vìolano la disposizione appena citata e che i clienti abbonati vedano ridotti i loro diritti: è possibile che lnon venga riconosciuto alcun voucher ma che, dopo aver mantenuto in sospeso l’abbonamento durante la chiusura, esso sia fatto riprendere già dai giorni di riapertura, senza un esplicito consenso del consumatore che, invece, avrebbe diritto ad un voucher da attivare (secondo il suo interesse), nell’arco di un anno dalla cessazione delle misure di sospensione, come previsto dalla normativa.

Inoltre, poichè l'articolo prevede che il voucher sia “incondizionatamente utilizzabile”, costituiscono pratiche scorrette la concessione dello stesso in un periodo determinato oppure condizionarne la spendibilità all’attivazione di un nuovo abbonamento, più lungo e oneroso del buono in possesso del cliente.
A ciò si aggiunga che alcune palestre potrebbero essere imposti servizi difformi rispetto a quelli originariamente acquistati, proponendo una riduzione dei tempi di permanenza o adddirittura escludendone alcuni, come nel caso di quelle strutture che hanno dovuto chiudere piscine, saune e altri servizi accessori. Ed è anche possibile che, nonostante tali difformità, le palestre si rifiutino di concedere il recesso dal contratto di abbonamento per la parte residua: eppure potrebbe essere che il consumatore non sia interessato a proseguire nel rapporto, vuoi per per ragioni di tutela della propria salute, vuoi per per la riduzione dei servizi offerti dal club.

Nei casi descritti, è consigliabile formulare una richiesta scritta, da inviare via mail o pec, di voucher per i giorni non goduti durante il lockdown e, qualora non si sia interessati a frequentare la struttura sportiva già in questi giorni di riapertura, una richiesta di recesso dal contratto, giustificato dalle mutate condizioni contrattuali.

A cura dell'Avv. Donatella Picaro - Responsabile Lega Consumatori Foggia