Le polizze unit linked rappresentano investimenti finanziari e non polizze vita.

03/05/2018

Le polizze unit linked rappresentano investimenti finanziari e non polizze vita. Lo ha affermato la Corte di cassazione, con la sentenza 10333/2018, stabilendo che le polizze vite sono da considerarsi tali solo se garantiscono la restituzione del capitale “investito”, altrimenti sono contratti di investimento ordinari. E tali sarebbero i contratti assicurativi del cosiddetto “ramo III”, sottoscritti da due persone fisiche attraverso una società fiduciaria, di cui si è occupata la Cassazione, che ha confermato una pronuncia della Corte d’appello di Milano, che andava nella stessa direzione. La pronuncia dei giudici ha però attivato una potenziale bomba a orologeria sull'intero sistema assicurativo, in quanto quello del ramo vita rappresenta uno dei pilastri del business assicurativo in Italia: basti pensare che nello scorso febbraio la nuova produzione vita aveva raggiunto 7,8 miliardi e di questi 5 miliardi sono polizze tradizionali mentre 2,7 miliardi sono di ramo III, cioè il 35% del giro d’affari del segmento. Secondo la Cassazione, se viene a mancare la garanzia della conservazione del capitale alla scadenza, il prodotto oggetto dell’intermediazione deve essere considerato un vero e proprio investimento finanziario da parte degli assicurati e non una polizza assicurativa sulla vita. Il “rischio”, insomma, deve ricadere sulla compagnia; se invece ricade sull’assicurato, in base alle performance, non si può più considerare una polizza, ma un investimento finanziario. Se così fosse tutte le polizze di ramo III (index e unit linked) che sono anche oggetto di distribuzione dei financial advisor verrebbero ad essere penalizzate soprattutto dal punto di vista fiscale, perché la tassazione delle plusvalenze nelle polizze è differente rispetto ai contratti di investimento. Inoltre le polizze sono esenti da tasse di successione. (Fonte Italia Oggi)