Relazione Congresso 8 maggio 2015

08/05/2015

IDEE E PROPOSTE PER UN CONSUMERISMO MODERNO CHE COSTRUISCE SOSTENIBILITÀ. EQUITÀ E SOLIDARIETÀ CON LA PARTECIPAZIONE ATTIVA DEI CITTADINI CONSUMATORI E DELLE FAMIGLIE

Forum 7 maggio 2015:

La crisi dura da sette anni, era partita nell’autunno 2008. Come associazione, già un triennio dopo, al seminario di Pinzolo ci eravano convinti che da essa si usciva non ripercorrendo le strade che l’avevano prodotta ma costruendo percorsi nuovi e cambiando i paradigmi dello sviluppo.

  1. IL MUTAMENTO RADICALE TRA FINANZA E PRODUZIONE DI BENI E SERVIZI.

La crisi che è sistemica ha molte cause ma una in particolare è di nartura strutturale: il mutamento radicale nel rapporto tra finanza e produzione di beni e servizi che si è  consolidato a partire dalla  metà degli anni ’70 del secolo scorso. L’espandersi della attività fonanziaria ha consentito alle persone di misurare la differenza dell’impegno e dello stesso lavoro nella economia reale e dell’impegno nella attività finanziaria a favore della seconda. Ciò ha influito sulla diffusione, a livello di cultura popolare dell’ethos dell’efficienza  come criterio ultimo di giudizio e di giustificazione della realtà economica. Importante è guadagnare non importa come. Per un verso, ciò ha finito col legittimare l’avidità come una sorta di virtù civica: il greed market che sostituisce il free market. “Greed is good,  greed is right” (l’avidità è buona; l’avidità è giusta) come  predicava Gordon Gekko, il protagonista del celebre film del 1987, Wall Street.  

Come osserva il Prof. Zamagni le borse e I fondi finanziari hanno sviluppato pressioni sulle imprese di economia reale per ottenere quote crescenti di valore  aggiunto da esse prodotto per remunerare i risparmi in esse investiti

Ciò ha indotto i dirigenti delle imprese di economia reale a migliorare continuamente le performance delle loro gestioni anche allo scopo di ricevere volumi crescenti di stocks options;

Da qui il ricorso a sofisticate tecniche di marketing, per convincere I consumatori a comprare sempre di più anche in assenza di reale  potere d’acquisto; Il discorso non si ferma qui. La maggioranza dei paesi occidentali hanno affidato parti consistenti di welfare, a partire dalle promesse in materia pensionistica ad investimenti che dipendevano dalle aspettative di profitto dei nuovi strumenti finanziari. Anche per questo, esposto ai capricci della finanza, il sistema di welfare è entrato in crisi.

2) RECUPERARE E REINTERPRETARE I VALORI CULTURALI DI RIFERIMENTO

Uscire dalla crisi percorrendo strade nuove vuol dire recuperare e reinterpretare valori culturali cui aderire per costruire una identità di presenza e di proposta: Il patrimonio cui attingere è quello dell’umanesimo: la libertà di scelta, la tolleranza, l’eguaglianza di fronte alla legge, la partecipazione, la solidarietà.

Centrale però è l’interpretazione  del  principio di libertà nelle sue tre dimensioni costitutive: l’autonomia, l’immunità, la capacitazione. L’autonomia cioè libertà di scelta: non si è liberi se non si è posti nella condizione di scegliere. L’immunità cioè l’assenza di coercizione da parte di qualche agente esterno. La capacità di azione (capacitazione)  nel senso di A. Sen,  della capacità di scelta, di conseguire cioè gli obiettivi, almeno in parte o in qualche misura, che il soggetto si pone. Non si è liberi se mai  si riesce a realizzare il proprio piano di vita. Nella vita di relazione comunitaria, sociale e civile la sfida  da raccogliere è quella di fare stare insieme tutte e tre le dimensioni della libertà:

Tuttavia la sfida è anche quella di informare e educare I cittadini consumatori ad avvertire e rendere consapevoli delle strumentalizzazioni di questi riferimenti valoriali, come consumatori dobbiamo saper cogliere e reagire rispetto alla tendenza delle imprese e forze economiche di fare propria la cultura a fondamento umanistico e illuminista sopra evidenziata, per ricalibrarla opportunamente ma per trasformare gli individui, non più sudditi, quindi formalmente liberi,  in acquirenti di quei beni e servizi che esse stesse producono

3.Il RAPPORTO TRA IMPRESA ATTIVITA’ ECONOMICA E SOCIALE ED ETICA

La presa in considerazione di questo intreccio tra cultura e impresa capitalista agevola anche la presa in considerazione di un tema cruciale e centrale nella ricerca di uno sviluppo sostenibile equo e solidale: il rapportto tra imprese, attività economica, sociale ed etica.  Sia l’imresa che queste realtà sono proiezioni delle persone che in esse operano. Peechè acquisiscano una dimensione umanistica sono chiamate ad accogliere  il principio della proiezione morale. Come si esprime Lynn Paine: “Grazie a tale principio … le imprese finiscono per essere considerate come attori morali in sé. In quanto tali, si presume che esse abbiano non solo funzioni tecniche, come produrre beni e generare profitti, ma anche attributi morali, come responsabilità, fini, valori  E così è per tutte le strutture economiche, finanziarie sociali e istituzionali.

4. SUPERARE LA CONTRAPPOSIZIONE TRA INTERESSE PROPRIO E INTERESSE PER L’ALTRO.

Nel quadro di riferimento alla responsabilità , fini e valori in primo piano viene la capacità di risolvere, superandola, la contrapposizione tra interesse proprio e interesse per l’altro, tra egoismo e altruismo. E’ questa contrapposizione, figlia della tradizione di pensiero individualista, a non consentirci di afferrare ciò che costituisce il nostro proprio bene. La vita virtuosa è la vita migliore non solo per gli altri – come sostengono le varie teorie dell’altruismo – ma anche per se stessi. E’ in ciò la ragione ultima per “essere etici”. Infatti, osserva il Prof. Zamagni , se non è bene per se stessi comportarsi in modo etico, perché non fare ciò che è bene per sé, anziché fare ciò che è raccomandato dell’etica? Nei rappori di lavoro economici e sociali la soluzione al problema non è quella di fissare gli uni agli altri  dei  vincoli (o di offrire incentivi) per agire contro il proprio interesse, ma di prospettare loro una più completa comprensione del loro stesso bene.  Seguendo l’etica delle virtù, quello del comportamento morale cessa di essere un problema, dal momento che siamo automaticamente motivati a fare ciò che crediamo sia bene per noi.

5. COLTIVARE UNA DUPLICE CATEGORIA DI BENI: I BENI DELLA GIUSTIZIA E I BENI DELLA GRATUITA’

Esiste in ognuno di noi un sentimento che si chiama desiderio. Esso ci spinge a cercare ciò che risponde alle nostre esigenze di autorealizzazione. Quando non è deviato il desiderio si volge verso la disponibilità di beni che sono in grado di appagarlo mka può sbagliare mira, mirare al possesso di beni apparenti, cioè mali: “ beni che sembrano soddisfarlo, ma che in realtà lo piegano verso il disordine e lo spingono verso l’infelicità. Il desiderio è in sé l’energia della vita, ma si possono desiderare cose che fanno fiorire e cose che ci fanno appassire. Ebbene, l’avarizia è un desiderio che fa appassire. E’ il deragliamento del desiderio che cresce su se stesso. Sappiamo perché. I beni diventano beni, cioè cose buone, quando  sono messi in comune. I beni non condivisi sono sempre vie di infelicità, persino in un mondo  opulento” Zamagni. Papa Francesco ricorre spesso alla parola scarto, fino a ieri credevo fosse nuova nel magistero della Chiesa poi ho scoperto il seguente passo della Sollecitudo rei socialis di Giovanni Paolo Secondo.1978 “Dovrebbe essere altamente istruttiva una sconcertante costatazione del più recente periodo: accanto alle miserie del sottosviluppo, che non possono essere tollerate, ci troviamo di fronte a una sorta di supersviluppo, egualmente inammissibile, perché, come il primo, è contrario al bene e alla felicità autentica. Tale supersviluppo, infatti, consistente nell'eccessiva disponibilità di ogni tipo di beni materiali in favore di alcune fasce sociali, rende facilmente gli uomini schiavi del «possesso» e del godimento immediato, senza altro orizzonte che la moltiplicazione o la continua sostituzione delle cose, che già si posseggono, con altre ancora più perfette. É la cosiddetta civiltà dei «consumi», o consumismo, che comporta tanti «scarti» e «rifiuti». Un oggetto posseduto, e già superato da un altro più perfetto, è messo da parte, senza tener conto del suo possibile valore permanente per sé o in favore di un altro essere umano più povero. Tutti noi tocchiamo con mano i tristi effetti di questa cieca sottomissione al puro consumo: prima di tutto, una forma di materialismo crasso, e al tempo stesso una radicale insoddisfazione, perché si comprende subito che -se non si è premuniti contro il dilagare dei messaggi pubblicitari e l'offerta incessante e tentatrice dei prodotti -quanto più si possiede tanto più si desidera mentre le aspirazioni più profonde restano insoddisfatte e forse anche soffocate.Ed è chiaro a tutti noi come Pata Francesco va oltre ma sullo stesso percorso: scartato e rifiutato è il povero.

La nostra è una associazione di dichiarata ispirazione cristiana. Noi dobbiamo convincerci che nei confronti delle istituzioni o dello stato siamo chiamati a proporre e a chiedere i “beni della giustizia ma con la tesrtimonianza personale, di gruppo , di associazione e come proposte per il vivere sociale dobbiamo sentirciin prima linea nella promozione dei beni di gratuità che sono beni relazionali e che si fondano sulla convinzione che siamo legati al prossimo da un legame, da una obbligazione di gratuità reciprocante.  

Un legame non teorico o astratto ma concreto e da vivere per non sentirci responsabili di uno sviluppo che accentua le diseguaglianze e penalizza I poveri e nell’ottica della vita virtuosa prima descitta per il nostro bene e la nostra felicità personale, di gruppo , di movimento educativo e sociale.

Qui pensiamo sia il punto più alto della originalità e fecondita della proposta e della presenza della Lega Consumatori .

Proposta e presenza di promozione di beni della giustizia e di beni della gratuità.

Proposta e presenza di adesione piena al Concilio Vaticano Secondo sul punto dell’avere e dell’essere “L'«avere» oggetti e beni non perfeziona di per sé il soggetto umano, se non contribuisce alla maturazione e all'arricchimento del suo «essere», cioè alla realizzazione della vocazione umana in quanto tale. Certo, la differenza tra «essere» e «avere», il pericolo inerente a una mera moltiplicazione o sostituzione di cose possedute rispetto al valore dell'«essere» non deve trasformarsi necessariamente in un'antinomia. Una delle più grandi ingiustizie del mondo contemporaneo consiste proprio in questo: che sono relativamente pochi quelli che possiedono molto, e molti quelli che non possiedono quasi nulla. É l'ingiustizia della cattiva distribuzione dei beni e dei servizi destinati originariamente a tutti . Ecco allora il quadro: ci sono quelli - i pochi che possiedono molto - che non riescono veramente ad «essere», perché, per un capovolgimento della gerarchia dei valori, ne sono impediti dal culto dell'«avere»; e ci sono quelli - i molti che possiedono poco o nulla -, i quali non riescono a realizzare la loro vocazione umana fondamentale, essendo privi dei beni indispensabili. Il male non consiste nell'«avere» in quanto tale, ma nel possedere in modo irrispettoso della qualità e dell'ordinata gerarchia dei beni che si hanno. Qualità e gerarchia che scaturiscono dalla subordinazione dei beni e dalla loro disponibilità all'«essere» dell'uomo ed alla sua vera vocazione.

6. IL MUTAMENTO DELLA FIGURA DEL CONSUMATORE.

Noi siamo ancora legati alla figura del consumatore come  ricettore passivo delle proposte d’acquisto che gli vengono dalla produzione. Pertanto pensiamo ad un consumatore che necessita di difesa. Però sta crescendo, con un ritmo sorprendente e incoraggiante,  la figura del consumatore critico – o etico, come si può chiamare. Si tratta di un soggetto che, con le sue decisioni d’acquisto, intende contribuire a “costruire” l’offerta di quei beni e servizi di cui fa domanda sul mercato.

Non gli basta più di prestare attenzione al solo rapporto qualità-prezzo; vuole anche sapere come quel certo bene è stato prodotto e se nello svolgimento della sua  attività l’impresa ha violato i diritti fondamentali dei suoi dipendenti o ha danneggiato in modo irreversibile l’ambiente.

Ci sono esperienze internazionali che non sono più solo espressioni di avanguardie. Cito lo scandalo della multinazionale NIKE per il lavoro minorile impiegato in India e Pakistan , le esperienze analoghe che hanno coinvolto Reebok e Nestlè, le campagne di boicottaggio che ne sono seguite e in positivo l’affermazione del SAI - Social Accountability International) come  sistema SA 8000:

Esso viene liberamente scelto dalle imprese per segnalare ai consumatori socialmente responsabili che i propri prodotti sono stati ottenuti rispettando tutta una serie di parametri riguardanti le condizioni di lavoro e di rispetto dei diritti fondamentali.

 In pratica, si tratta di parametri che misurano "l'eticità” dell'intero ciclo produttivo.

Indagini recenti dimostrano che il 72% dei consumatori italiani intervistati ha dichiarato che sarebbero propensi a pagare un prezzo più elevato per i beni che acquistano se avessero certezza (e garanzie) che le imprese in gioco si sottopongono alla certificazione sociale (del tipo Social accountability, SA 8000) e si impegnano in iniziative socialmente rilevanti.

Il boom dei fondi etici e della cosiddetta finanza etica per un verso, e la crescita inaspettata del commercio equo e solidale, per l’altro verso, confermano appieno questi dati statistici. In buona sostanza, la tendenza in atto sembra confermare l’intuizione di J.S. Mill – uno dei più alti punti di riferimento del pensiero liberale – quando, intorno alla metà dell’ottocento, aveva formulato il principio della sovranità del consumatore.

               

7.FINALMENTE LA SOVRANITA’ DEL CITTADINO CONSUMATORE

 

Il consumatore è sovrano – scriveva Mill - decidendo quando, esercitare liberamente del proprio potere d’acquisto. Egli “ è in grado di orientare, secondo il suo sistema di valori, i soggetti di offerta, sui modi di realizzare i processi produttivi e sulla composizione dell’insieme di beni da produrre).

Tale principio ha tardato molto ad affermarsi a motivo di varie cause e resistenze. Oggi invece la crescita di protagonismo del cittadino –consumatore è una realtà di grande rilevanza strategica. A motivo del processo di globalizzazione e del potere che grazie ad internet sta assumendo il passaparola (il cosiddetto word of month) il ruolo diretto e decisivo del cittadino consumatore è destinato a crescere progressivamente. Il campo consumersita può e deve divenire  il luogo di esercizio della     libertà di scelta  come potere di autorealizzazione, come potere di scegliere non solo il mezzo migliore per un dato fine, ma anche il fine stesso. Il cittadino consumatore si trova così nella condizione di concorrere efficacemente alla costruzione di un ordine sociale più avanzato sotto il profilo della democrazia e della libertà, e in questo modo qualificare il consumo come fattore di civilizzazione, e farlo evolvere  verso forme culturalmente sempre più ricche, con connotati reali di umanesimo integrale e perciò per affermare uno sviluppo sostenibile equo e solidale.

 

8. IL CITTADINO CONSUMATORE CRITICO INCONTRA NATURALMENTE IL CITTADINO LAVORATORE.

 

la proposta consumerista non può separare la condizione del cittadino consumatore dalla condizione del cittadino lavoratore. il consumatore critico o etico tende a scegliere prodotti e servizi che nella loro produzione e distribuzione rispettano i parametri riguardanti le condizioni di lavoro e i diritti fondamentali quindi che rispettano "l'eticità” dell'intero ciclo produttivo.

In ordine al lavoro ci sono due  temi che si rapportano con la condizione del cittadino consumatore e la sua famiglia.

Il primo riguarda l’organizzazione stessa del lavoro.

 C’è il tema dei bassi salari, delle differenze di trattamento retributivo tra uomo e donna e c’è il grave problema della donna e dell’uomo chiamati a lavorare come se non avessero famiglia, disponibili sette giorni su sette, domenica compresa. Il tutto in base alla idea dissennata che lavorando senza sosta si aumenti la produttività, mito economico ormai smentito abbondantemente dai fatti.

Una politica di armonizzazione che del lavoro che incentivi la flessibilità sia materna sia paterna per i lavoratori con figli, potenziando i congedi, introducendo nuove norme sugli orari, se adottata ha un impatto positivo sulla condizione del cittadino consumatore e della sua famiglia

Essa porta a ridurre gli sprechi ed eleva la qualità della  vita.

9. L’ITALIA MANCA UNA LEGGE QUADRO SULLE POLITICHE FAMILIARI

 Purtroppo L’Italia è l’unico paese europeo che non ha una legge quadro sulle politiche familiari. In tale contesto qualsiasi provvedimento che il governo dovesse intraprendere  porterebbe a suddividere le competenze tra tre o quattro ministeri provocando ritardi,  dispersione delle risorse e alimentando sprechi E una politica unitaria per la famiglia è terreno di impegno sia delle organizzazioni dei lavoratori che dei consumatori

Il secondo tema riguarda il lavoro che viene meno o  che non c’è. Nella nostra cultura la persona che non ha un lavoro è diminuita nella sua umanità poi di conseguenza chi non ha il lavoro rende difficile la sua condizione di consumatore per se e per la sua famiglia. Il consumerismo italiano non può dimostrarsi indifferente rispetto all’esplosione della disoccupazione, il 12,6 % quella generale il 43% quella giovanile.

10. IL CONSUMERISMO ITALIANO NEL CONFLITTO TRA PERSONA LAVORATORE E PERSONA CONSUMATORE.

Gli studiosi di scienze sociali individuano come nuovi problemi della società un insieme di questioni che identificano nel conflitto tra persona lavoratore e persona consumatore. Si tratta di un fenomeno nuovo colto dal Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate quando  afferma: “senza dovere necessariamente sposare la tesi di un avvenuto passaggio dalla centralità del  lavoratore alla centralità del consumatore sembra comunque che anche questo un terreno per innovare l’esperienza sindacale”.

Il conflitto richiamato colto lucidamente dal Papa deve portare a cogliere in questa analisi la portata di reciprocità che ci induce a sostenere come il rapporto tra persona consumatore e persona lavoratore è un terreno oggi importante e necessario di innovazione della esperienza consumerista. La Lega Consumatori in ogni caso scende in campo con questa posizione per un diritto-dovere legato al nostro comune DNA con le Acli, movimento storico di lavoratori.

 

11. LA VALORIZZAZIONE DEL RAPPORTO POSITIVO FRA LAVORATORE E CONSUMATORI RECLAMA UNA IMPRESA VOCATA ALLA  SOSTENIBILITA’

 

Il modello di impresa vocato alla costruzione dello sviluppo post.crisi  ha come fine una condizione senza della quale non si può avere sviluppo che serva alla umanità nella fase storica attuale, cosiddetta della globalizzazione , tale fine è la sostenibilità.

Se la sostenibilità è il fine dell’impresa essa ha bisogno di costruire un rapporto positivo con lo stake holder cittadino consumatore e allo stesso tempo con lo stakeholder cittadino lavoratore. Ciò non basta ,ha bisogno di un rapporto positivo con il territorio.

Questo modello di impresa è proprio della economia civile e propone un diverso modo di gestire l’impresa, quello del bilancio integrato, di una gestione cioè nella quale le aspirazioni gli interessi egli obiettivi dei cittadini consumatori, dei cittadini lavoratori e del territorio sono costantemente presenti e messi in circuito con i rapporti di relazione e gli strumenti della comunicazione reciproca. Questo tipo di impresa supera le stesse ambiguità della RSI (responsabilità sociale di impresa) che tollera l’esistenza di un prima e di un dopo: un prima che permetta di produrre utili comunque e un dopo nel quale una parte dei profitti si può destinare alla filantropia.

 

12. UNA IMPRESA PIU’ UMANA CHE NON CONTRAPPONE STATO E MERCATO O MERCATO E SOCIETA’ CIVILE.

 

Questo tipo di impresa non ritiene di “ operare nel mercato come meglio crede, o non rispettare in pieno la dignità dei lavoratori, e poi magari fare della filantropia “  ma propone “che anche nella normale attività di impresa vi debba essere spazio per concetti come reciprocità, rispetto della persona, simpatia” ; con questo tipo di impresa si costruisce l’economia civile, una economia che  non contrappone Stato e mercato o mercato e società civile, cioè non prevede codici differenti di azione, ma in linea con la Dottrina sociale della Chiesa,  punta a unirli.

 

13. PER UN PROGETTO DI CONFRONTO, DIALOGO, COLLABORAZIONE E POSSIBILE ALLEANZA STRATEGICA TRA MOVIMENTO CONSUMERSITA ITALIANO E SINDACALISMO ITALIANO.

 

Il sindacalismo italiano ha la sua storia, il consumerismo italiano la sua identità.

Si tratta di soggetti autonomi  e indipendenti pienamente in grado di rapportarsi fra di loro  in modo libero  e costruttivo. Ci sono certo in campo associazioni consumeriste promosse dal sindacato, tuttavia anch’esse nel disegno che proponiamo possono svolgere un ruolo importante preferibilmente un ruolo di mediano e non di centravanti per ovvie ragioni tese a prevenire conflitto di interessi.

Il mutamento economico e sociale, il processo di globalizzazione costituiscono reciprocamente il terreno per innovare la propria esperienza: quella sindacale e quella consumerista con un comune riferimento: il cittadino consumatore e la famiglia, le loro attese e i loro bisogni, le loro speranze.

Se ci pensiamo bene nella situazione presente  la domanda di un confronto, dialogo, collaborazione tra movimento consumerista e movimento sindacale precede l’offerta. Infatti da tempo esistono terreni sui quali l’espressione di un tale rapporto sarebbe gradita, produttiva ed efficace.

Urgente pertanto e la scelta culturale reciproca di costruire questo nuovo percorso. Partiamo pertanto con chi ci sta, porte e finestre aperte per definizione ad arrivi in itinere, sempre in trasparenza e un approccio realistico e pratico, con modalità e iniziative concrete. Costruiamo questo percorso e diamogli una portata e un respiro strategico

Non ci pronunciamo sul movimento sindacale, non ci compete, sul consumerismo si, questa, per chi la fa, porta ad uscire dall’isolamento che tarpa le ali delle nostre potenzialità e innesta fecondi processi di innovazione culturale, economica e sociale. 

14. FARE DEL MOVIMENTO CONSUMERISTA UN MOVIMENTO DI PROPOSTA POLITICA

 

Quando parliamo di crisi della politica occorre intenderci: la politica in crisi è quella dei partiti perché in crisi è entrato il loro rapporto con i cittadini. Ad essi i partiti riservano spazi ridotti di partecipazione si pensi al tema dell’esercizio della preferenze e a quello stesso dello scarso ascolto accordato alla voce dei corpi intermedi. Invece il cittadino consumatore critico o etico è in grado anche direttamente e personalmente di incidere sulla realtà economica e sociale e ancora più efficacemente se si associa per informarsi, crescere, operare nella società civile e rispetto alle istituzioni.

Però bisogna far compiere al consumerismo un salto di qualità, farne un corpo sociale coeso di persone cittadini consumatori che pensano e operano politicamente per perseguire mete di bene comune. Il consumerismo critico o etico nella condizione in cui oggi si trova deve sentire la necessità naturale della politica, fare politica come contributo al bene comune inteso come la condizione del massimo sviluppo di ogni singolo membro della comunità.

Pensare e vivere l’impegno consumerista come espressione di  una attività umana rivolta non al conseguimento di un bene parziale, ma a tutto il bene della persona umana; rivolta a tutte le persone, di tutte le comunità entro le quali la persona naturalmente si sviluppa, che essa non può assorbire o distruggere ma che deve ordinare e potenziare Vivere l’impegno consumerista ,come afferma il titolo del forum , come componente concreta ed efficace della costruzione della polis , della città dell’uomo a dimensione d’uomo per tutti gli uomini.

 

Milano 7 maggio 2015